lunedì 17 maggio 2010
Io voto, tu voti, egli vota e il principe vince!
Anche quest’anno è possibile votare la propria mostra preferita.
Chi riceve il maggior numero di voti, viene inserito con un progetto nell’edizione 2011 della manifestazione. L’anno scorso ha vinto Sonia Panciroli con uno scarto di più di 300 voti rispetto agli altri e quest’anno partecipa di diritto a Fotografia Europea 2010 nella sezione Progetti delle mostre istituzionali.
Niente male,eh?
Eh, si. Ti offrono uno spazio che non devi pagare, ti allestiscono la mostra, la tengono aperta per tutto il mese di Fotografia Europea, è in centro ed è pubblicizzata, magari producono tutta la comunicazione loro e forse ti pagano pure le stampe ed i supporti…un sogno?
Che fare affinché si avveri?
Forse avere un bel progetto??
Forse allestire una mostra che colpisca i visitatori?
Forse essere professionali ed appassionati?
Ebbene nessuna di queste qualità, amici miei. Servono tanti amici o tanti sconosciuti che passando di lì, decidano o siano invitati a votarvi. E magari può bastare un lavoro fotografico che piaccia a tutti, popolare ecco! Pop Photo insomma!
Questo è un po’ il riassunto delle puntate precedenti. Nell’Italia delle canzonette ormai abbiam capito tutti che non vince il più bravo, ma chi sa comprare i voti! Di certo non è il caso di fotografia europea, ma se non comprati di certo non tutti meritati!
Poi c’è la questione logistica: se sei aperto per tutto il periodo allora avrai più possibilità. Se hai fatto un progetto ambizioso ma puoi rimanere aperto solo per poco tempo allora picche!
Che fatica arrivare primi quando il merito non conta! Perché è di qualità e di creatività che si parla. Perché chi ha vinto forse non era del tutto meritevole e la resa dei conti è arrivata quest’anno. Son sicura che Elio Grazioli (che tanto ci tiene a mantenere alto il livello culturale di questo festival) sarà concorde ma forse se lo terrà per sé!
E se gli organizzatori si rendessero conto che forse bisogna aggiustare il tiro? Che un tipo di concorso come questo ha bisogno di critici e curatori? Come tutti i concorsi che si rispettino, del resto. Qui non siamo in tv dove devi votare il cantante preferito o la squinzia più carina. Perché abbassare la media? E se invece un team di esperti “possibilmente non locali” se ne andasse in giro per le mostre OFF a vedere veramente chi INCANTA? Ah, è vero, allora non saremmo in Italia!
E allora VOTATE, VOTATECI, FATECI VOTARE
lunedì 2 marzo 2009
Secondo voi come si giudica una foto?
Innanzitutto dipende da chi giudica. Se io faccio vedere una “bella” foto a mia mamma, lei mi dirà “ma che bella. Sei davvero brava”.
Lei la guarderà infatti per l’impatto emotivo che la foto ha su di lei. Un bel tramonto, la foto di suo nipote sorridente, il gatto che ti guarda sornione: tutte immagini che potrebbero ottenere facilmente il benestare di molti. Infatti siamo normalmente attratti, dalla cosiddetta bellezza delle immagini più palesi, quelle che per cultura ed abitudine vediamo più spesso. Per non tralasciare, inoltre il fattore emozionale ed affettivo che gioca un ruolo primario in questi casi. Se invece il nostro pubblico è composto da sconosciuti o persone che fanno parte di forum vari, circoli, etc, il metro di giudizio cambierà, anche se i cliché normalmente abbondano. Infatti, se vi è mai capitato di sfogliare riviste nelle quali vi chiedono la spedizioni di immagini per temi e confronti o di presentare le vostre immagini in circoli dove l’età media di solito super i 50, noterete una spasmodica attenzione al particolare tecnico ed alla resa oggettiva della vostra immagine. 
Molto spesso, è l’assonanza di immaginari e la consonanza di gusti che avvicina chi guarda alle nostre immagini. E questo vale anche quando si parla dei “cosiddetti” critici, ossia quella platea di persone preposte al giudizio ai fini più disparati: semplici letture di portfolio, mostre, concorsi, e simili. Qui sottoponiamo le nostre creazioni a chi è “abituato” a vedere, chi è preposto a giudicare, per studi, professione o qualcosa che auspicabilmente si avvicini a ciò. Questo è il campo che più ci interessa ed è anche quello più difficile da comprendere o decifrare. Ovviamente, chi crea un’immagine non come semplice ricordo, ma al fine di rappresentare qualcosa o dire qualcosa, afferma che se l’immagine è convincente per sé, non importa il giudizio altrui.
Questo è vero, ma è anche vero che quello che riproduciamo, per quanto senso e impegno possa contenere, deve saper veicolare i nostri messaggi, sennò il fine non è raggiunto. Quindi nel momento in cui scegliamo le nostre immagini per sottoporle ad un giudizio, dobbiamo avere le idee chiare. Chiarire cosa vogliamo dire, chiarire a chi ci rivolgiamo. Non tutti possono apprezzare la stessa foto. Chi la esalta come capolavoro, chi la considera ben poco: e questo della stessa immagine.
Una responsabile di una galleria d’arte non giudicherà mai allo stesso modo che una responsabile di un’agenzia fotografica.
Qui di solito nasce il caos profondo della nostra mente: avere sulle stesse immagini pareri completamente opposti. Quindi, non esiste un metro di giudizio universale: ogni singola persona potrà darvi giudizi o suggerimenti diversissimi. Ne deduco che sia io a decidere. Io a dover approfondire il mio studio, capire i lati deboli e quelli forti ed alla fine crederci veramente.
Vi sembra una conclusione banale? Ad esempio, ho sentito parlare malissimo da 50 persone sulle foto di Franco Fontana, mentre altre 50 me ne hanno parlato bene. Da che parte sta la ragione?
Per un buon giudizio “produttivo” (ossia che porti a qualcosa) dobbiamo aspettarci 20 cattivi giudizi.
Buona fortuna!

